Valentina Truppa: coltivare i cavalli come il vino, con tempo e dedizione

Valentina Truppa: coltivare i cavalli come il vino, con tempo e dedizione

In un angolo d’Italia conosciuto per i suoi vini ha trovato la fama Chablis, non il noto vino bianco di Burgundy, ma uno spumeggiante sauro da dressage.  E’ lui il cavallo con il quale Valentina Truppa ha festeggiato il suoi primi grandi successi nella categoria young rider e che l’ ha accompagnata nelle prime competizioni internazionali seniores. “Chablis è al contempo genio e sregolatezza, un cavallo spesso troppo intelligente per poter fare ciò che più gli aggrada. Ci divertiamo a dire che è il vero fidanzato di Valentina”, commenta Enzo Truppa, padre e trainer della giovane azzurra nonché giudice internazionale.

Quest’estate Valentina sarà l’unica amazzone a rappresentare l’Italia nel dressage ai Giochi di Londra. Ma mentre Chablis l’ha aiutata ad arrivare dove è oggi, è in sella ad Eremo del Castegno  che la nostra atleta cercherà di gareggiare per una medaglia che sarebbe la prima medaglia olimpica per il tricolore. In questa occasione Valentina abbandonerà la divisa dei Carabinieri che verrà sostituita dal suo vecchio frac dal momento che alle Olimpiadi non è  più consentito indossare l’uniforme.

Ma Eremo e Valentina sono già entrati nella leggenda quando questa primavera hanno conquistato la medaglia di bronzo nella finale di Coppa del Mondo. Esattamente come il buon vino, Eremo migliora ogni giorno che passa. “Eremo aveva una tale potenza ed un incredibile impulso da fargli perdere equilibrio se chiedevo troppo”, spiega Valentina. “C’è voluto del tempo perché imparasse e si rilevasse invece di correre.”

Ed è proprio la parola “tempo”  la chiave del successo dei Truppa, concetto nel quale ci si imbatte con frequenza conversando con loro ed ingrediente principale della formazione di Eremo.  “I cavalli sono come giovani ginnasti: non si può chiedere tutto fin dall’inizio”, svela Valentina. “Non facciamo mai niente che il cavallo non sia davvero in grado di eseguire. E’ un grosso vantaggio che mio padre sia l’unico proprietario dei miei cavalli perché significa che non ci sono pressioni da parte di terzi sulla loro preparazione. I cavalli sono nostri e quindi vanno in gara solo quando sono veramente pronti.” Eremo ne è la prova. “Per la sua grande voglia di fare a 8 anni Eremo era come se chiedesse in continuazione -Cosa devo fare adesso, cosa facciamo di nuovo ora?-“, prosegue il dott. Truppa. “Un movimento come il piaffe con cavalli del genere è un rischio, perché possono diventare claustrofobici. Gli abbiamo sempre permesso di mantenere un po’ di avanzamento anche a rischio di perdere dei punti. Solo lo scorso anno Valentina ha incominciato a chiedergli di piaffare realmente sul posto ed ora abbiamo probabilmente uno dei migliori piaffe del circuito internazionale.”

Il “tempo” è la ragione per cui le categorie per cavalli giovani non sono una priorità nell’agenda di Valentina. Malgrado un buon team di cavalli giovani in scuderia, l’obbiettivo a lungo termine è sempre il Grand Prix e nessuno dei giovani soggetti viene sfruttato al fine di una vittoria nei campionati loro riservati. Una partecipazione viene presa in considerazione solo se è ritenuta compatibile con un buon training per quello specifico momento.

Il tempo e metodi naturali e horse-friendly sono l’unico credo nell’addestramento dei cavalli a casa Truppa. “Non usiamo ausili di nessun tipo. Nell’intera scuderia non c’è un solo paio di redini di ritorno. Theodorescu le chiamava – la scorciatoia per l’inferno- e noi siamo d’accordo. “Non c’è posto per scorciatoie in un addestramento come si deve.”

Articolo e Photo Credits: Selene Scarsi

Traduzione: Guia Pavese

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