Parlanti e i suoi Ambassador, da Fargis a Zorzi

Parlanti e i suoi Ambassador, da Fargis a Zorzi

Il marchio Parlanti è da sempre un punto di riferimento nel panorama dell’equitazione mondiale. Un successo che la stivaleria romana condivide con i suoi Ambassador. Cavalieri del calibro di Jeroen Dubbeldam (Olanda), campione del mondo e campione d’Europa in carica, nonché oro olimpico individuale a Sydney 2000. A lui si affiancano i compagni di bandiera Maikel van der Vleuten, Jur Vrieling e Gerco Schroeder, che insieme a Jeroen Dubbeldam rappresentano la formazione “orange” campione del mondo in carica.
E ancora, gli atleti olimpici Edwina Tops Alexander (Australia), Nicola Philippaerts (Belgio), Ben Maher (Gran Bretagna), Billy Twomey (Irlanda); e i fuoriclasse Bertram Allen (Irlanda) e Hans-Dieter Dreher (Germania).
Passando Oltreoceano, tra gli Ambassador USA spiccano Kent Farrington e Lucy Davis, due protagonisti della medaglia di bronzo a squadre ai Giochi Olimpici di Rio 2016.

Tra gli azzurri del salto ostacoli, Giulia Martinengo Marquet, Lorenzo De Luca, Alberto Zorzi, Emanuele Gaudiano, Gianni Govoni e Piergiorgio Bucci. Ambassador completisti , Stefano Brecciaroli e Emiliano Portale. Il dressage è in rettangolo con Parlanti sotto la sella di Leonardo Tiozzo.

Daniele Parlanti vanta un’esperienza trentennale in questo settore. Esperienza che si è tradotta in una costante evoluzione condotta mano nella mano con i suoi Ambassador: atleti, amici e muse ispiratrici per la sua matita sempre pronta a nuovi disegni.
I primi Ambassador Parlanti sono spuntati nel 1989.

Il primo straniero – ha dichiarato Daniele Parlanti – fu lo statunitense Joe Fargis, praticamente all’indomani della sua medaglia d’argento a squadre alle Olimpiadi di Seul. Successo che andò ad affiancare i due ori di Los Angeles’84. Lo ricordo come un bellissimo periodo, anche perché ci legò subito un rapporto di stima reciproca”.

Che modello indossava Joe Fargis?

Quello nero classico a tubo, senza cerniera, perché allora ancora non l’avevo immaginata”.

Il primo Ambassador italiano?

Gianni Govoni: ne parlammo al Premio Allevamento di Grosseto. Allora la manifestazione durava 9 giorni, tra salto in libertà, modello e tutte le categorie dai 4 ai 7 anni. Complice la lunghezza del concorso, abbiamo avuto modo di consolidare l’amicizia e iniziare una partnership che dura ancora oggi. Allora non c’erano contratti, né social. L’ufficialità era data dal passaparola e l’accordo si muoveva con la stretta di mano”.

Hai spesso affiancato cavalieri promettenti molti anni prima che comparissero nelle classifiche internazionali di prestigio. Quel valore alla stretta di mano è, quindi, rimasto indelebile nel tempo?

Assolutamente sì! Come nel mio lavoro, che si basa sulla continua ricerca, ma anche sul rispetto della tradizione, mi piace, nella vita, affidarmi a rapporti di sincera condivisione. Partecipo alle sfide dei miei Ambassador con tutto l’entusiasmo possibile e sono felice che vada bene anche il cliente puro con il quale ho stretto un legame. Torno a ripetere, nell’89 questo approccio con gli Ambassador era basato sull’amicizia e senza un ritorno  vero e proprio in termini di marketing. Pur rimanendo al passo con i tempi, cercando di soddisfare le esigenze del mercato in ambito socialmedia, il mio legame più profondo con loro è puramente umano. Tempo e impegni reciproci permettendo”.

Tornando a Govoni, che stivale scelse allora, nel 1989?

Nero, classico con i lacci davanti”.
E il tuo ultimo cavaliere italiano sponsorizzato?

Bruno Chimirri, con KK Boots neri”.

Lo straniero più recente?

Il colombiano Andres Penalosa, anche lui con i KK boots, ma con la bandiera colombiana”.
Il modello più venduto in Italia e nel mondo…

KK Boots, probabilmente perché comodo e resistente”.

Vendi più stivali o stivaletti e ghette?

Gli stivali rappresentano il 80% delle vendite, l’abbinamento stivaletti/ ghette, di conseguenza, il 20%”.

Un’anticipazione su nuovi progetti in essere nella tua testa o sulla carta… o su prototipo…

Sto studiando alcuni nuovi materiali, uno in particolare mi prende la testa da un anno… ma per ora non posso dire nulla!”.

Puoi rivelare almeno il problema che ti affligge da un anno per questo nuovo materiale?

Sto cercando la soluzione per renderlo adattabile alla lavorazione dello stivale.”.
Tra gli Ambassador, da oltre 10 anni, c’è Giulia Martinengo Marquet..
Mia cliente da quando aveva 15 anni, poi Ambassador, la nostra amicizia è nata su basi di reciproca stima. Lo stesso vale per Stefano Cesaretto, con il quale ho un rapporto storico”, ha commentato Daniele Parlanti.

Stimo molto Daniele Parlanti e la sua creatività – ha dichiarato la Martinengo Marquet – e apprezzo moltissimo la personalità che lo rispecchia nei suoi modelli. Lui riesce a disegnare e produrre stivali che richiamano il classico e rintracciano al tempo stesso soluzioni innovative per suole e materiali. In poche parole, un’estetica tradizionale con un comfort moderno”.

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