Doping a Hong Kong, la Norvegia rischia la medaglia

Lo scandalo doping sconvolge il torneo olimpico di Pechino e potrebbe rimodellare il podio nel salto ostacoli a squadre.
Quattro cavalli sono stati trovati positivi ai controlli a sorpresa effettuati nel corso delle competizioni.

 

Il primo caso era scoppiato mercoledì quando la Federazione Equestre Internazionale aveva sospeso il tedesco Christian Ahlmanns dopo aver trovato tracce di capsaicina nel sangue di Coeser, il cavallo da lui montato.

 

A questo si sono aggiunti altri tre casi di doping, di cui la Fei ha dato notizia in un comunicato stampa ieri. Camiro, montato dal norvegese Tony Andre Hansen, Lantinus, dell’irlandese Denis Lynch, e Chupa Chup, del brasiliano Bernhard Alves sono stati trovati positivi alla stessa sostanza del tedesco.

La capsaicina è una sostanza derivante dal principio attivo del peperoncino. Inserita dalla Wada, l’agenzia internazionale antidoping, nella lista delle sostanze proibite, la capsaicina viene spalmata sulle zampe dei cavalli  per renderli ipersensibili al dolore: in questo modo i cavalli cercano di non toccare gli ostacoli per non sentire dolore.

 

Tutti i cavalieri sono stati sospesi dalle gare di salto individuali, ma per la Norvegia la situazione si fa più nera. Se le controanalisi confermassero la positività, la nazionale nordeuropea perderebbe la medaglia di bronzo, conquistata nel salto a squadre, e sul terzo gradino del podio salirebbe la Svizzera.

 

Non si dà pace Hansen. “Non sono un imbroglione, non so spiegare come sia potuto accadere e ho bisogno di tempo per capire”, ha dichiarato il cavaliere norvegese. “Mi sento veramente a terra, sono finito dal Paradiso in un posto dove mai vorrei essere”.

 

“L’equitazione non è il solo sport ad avere problemi di doping”, ha sottolineato Alexander McLin, segretario generale della Fei. “Dobbiamo riconoscere che queste Olimpiadi sono state un’edizione particolare perché abbiamo inferto un colpo al doping e a pratiche mediche di dubbia percezione”.

 

“È importante che uno sport olimpico abbia un sistema antidoping che funzioni e credo che sia esattamente quello che stiamo facendo”, ha concluso McLin.

 

l.c.

 

 

photo © Kit Houghton FEI

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